BONOBO

Getta la tua scimmia nella lotta

Chi è Bonobo? Mathias Eccher e Mattia Zavarise

“Noi siamo quelli che scavano”

“E allora, quando non scaviamo, chi siamo?”

Il teatro ci fa incontrare nel 2016. Studiamo insieme per tre anni, poi ognuno continua a formarsi e a lavorare in luoghi diversi. Nel 2023 la scuola di teatro di Emilia-Romagna Teatro fa ricongiungere le nostre strade a Modena; presto ci stabiliamo a Bologna e poche ma fondamentali certezze ci fanno decidere che vogliamo lavorare insieme: un’amicizia consolidata, molta fame e voglia di fare, un approccio pratico, interesse ad approfondire tematiche comuni. Ci lanciamo in un progetto con altri tre attori, investiamo tempo e risorse per periodi di prove non retribuite nei luoghi più disparati: una sala conferenze del Comune di Modena, un casale tra gli Appennini, un centro di residenze a Livorno, il salotto di casa.

Con la primavera del 2025 arriva una severa consapevolezza: il nostro progetto è troppo grande. Ci siamo tuffati con entusiasmo nella ricerca intorno a temi che ci sono cari, figli di un luogo fortemente industrializzato (il cosiddetto Nordest) e di famiglie di classe operaia: il mondo del lavoro e la ricerca dell’identità, sia individuale che collettiva, in rapporto ad esso; il terrore per un tempo vuoto in una vita costruita in funzione del lavoro; un lavoro che modifica e delinea non solo esistenze, ma anche paesaggi, manifestandosi in una geografia industriale fatta di distese di cemento e capannoni, paesi-dormitorio, consumazione di suolo ed alberi per lasciare spazio a quella che Vitaliano Trevisan chiama “periferia diffusa”. E ancora: identità familiare (legata inesorabilmente al lavoro), rapporto tra identità individuale e famiglia, ciclicità generazionali. Siamo riemersi da questo tuffo, dopo mesi di lavoro, residenze improvvisate, grande investimento di tempo ed energia, con un progetto più grande di noi: almeno cinque attori in scena, una scenografia smisurata, necessità di un sound design delicato, necessità di essere accolto in spazi con una certa disponibilità tecnica. Insomma, tanto cuore e un po’ di ingenuità. Ci siamo fermati e ci siamo chiesti in che modo ridimensionare. Cosa non abbiamo? Paura e soldi. Cosa abbiamo? Amicizia, fame, interessi comuni, e ora anche un nome per la nostra compagnia, un nome che rappresenta la nostra fame, la nostra “scimmia”, il nostro approccio, la voglia di gettarci nella lotta: Bonobo.

In questo momento di fertile crisi arriva SpkTeatro. Ci propone di scrivere un progetto che ruoti attorno agli ex cotonifici di Pordenone. L’associazione Eupolis ci guida in alcuni sopralluoghi nei posti protagonisti – l’ex filatura di Rorai, il lago della Burida, la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, il cotonificio Amman e il cotonificio Veneziano di Torre – durante i quali Luca Marigliano ci apre immaginari, traccia biografie e racconta storie. C’è tutto: identità, lavoro, lotta, famiglie, impatto sul territorio, memoria, generazioni. Ecco il progetto che è concretamente possibile produrre. Uno spazio preciso e ben delimitato in cui possono esplodere le possibilità.

Da maggio ci tuffiamo in una scrittura forsennata, Lisa Moras ci segue e ci rimette in carreggiata quando deragliamo, e ora è chiaro: un testo per due attori, con necessità scenografiche e tecniche ragionevoli (certo, noi partiamo con proposte spesso ambiziose, poi trattiamo), con degli obiettivi definiti. A inizio giugno alcuni giorni di prove con SpkTeatro, il tempo di revisionare il testo e prendere delle decisioni di messa in scena. Usciamo da questo tuffo con COTONE, una miniserie teatrale in quattro episodi di circa un’ora, ognuno con un arco narrativo auto concludente e dei personaggi diversi, ambientati in epoche diverse e che sviluppano sottotemi diversi.

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