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SpkTeatro

BASH di Neil LaBute

medea redux
ifigenia in orem
un branco di santi


traduzione Monica Capuani
Regia Lisa Moras
Con Mathias Eccher, Alessandro Maione, Eleonora Marchiori
Sound e lighting design BIAS
Scenografie e costumi Stefano Zullo
Produzione SpkTeatro
Con il sostegno di Regione Friuli Venezia Giulia – Fondazione Friuli
In collaborazione con Ortoteatro

Il nuovo spettacolo di SpkTeatro, da VIVIDA la compagnia sceglie BASH di Neil LaBute, tradotto da Monica Capuani, come prima produzione internazionale della compagnia pordenonese.

Il nuovo spettacolo di SpkTeatro è BASH di Neil Labute: apre la stagione autunnale uno spettacolo che a guardarlo con gli occhi chiusi, fa immaginare di essere davanti a una miniserie di Netflix. Scritto nel 1999, due anni prima dell’attacco terroristico che ha cambiato la storia del mondo, BASH è una suite composta da tre testi: Medea Redux, Ifigenia in Orem e un Branco di Santi, scritti dal drammaturgo e sceneggiatore americano Neil LaBute.

Finalmente, grazie a SpkTeatro, la suite di Neil LaBute va in scena nella traduzione di Monica Capuani.

I tre testi contenuti nella suite tradotta da Monica Capuani ci parlano di violenza, colpa, destino, responsabilità, in un confronto fra il mondo antico e il mondo contemporaneo attraverso un linguaggio molto concreto, apparentemente quotidiano, sfidante, carico di ironia e apparente leggerezza. Il primo atto si apre su una Medea della provincia americana e un Oreste sbiadito dalla vita che condividono, nella visione registica di Lisa Moras, lo stesso luogo della memoria: uno spazio misterioso e straniante come unica immagine seducente che facilita lo sviluppo di questa prima parte di spettacolo che mantiene anche una chiave ironica, per lasciare poi, nel secondo atto, lo spazio alla tragedia. Ad affondare il coltello nelle nostre coscienze ci pensano infatti John e Sue, una giovane coppia che va ad una festa a New York.

Teatro a Pordenone: da VIVIDA il nuovo spettacolo di SpkTeatro.

Questi due giovani mormoni si mostrano nel loro essere belli e divertenti, finché John non si lascia andare ad una violenza senza senso a Central Park. Lo straniamento è centrale: fra immagine allegorica, recitazione concreta e divertimento. Lo scopo di questa drammaturgia è certamente quello di stimolare il pensiero critico e stratificare la lettura di queste vicende umane senza cedere ai facili giudizi a cui siamo abituati.

I personaggi sembrano usciti dalle pagine di cronaca di oggi e si stagliano sulla scena in tutta la loro realtà, per mostrarci i rischi di una lettura semplificata delle vicende umane e della società stessa: i personaggi, infatti, sono tutti mormoni, come era l’autore all’epoca della scrittura del testo. 

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