Tutte le figlie femmine diventano come la loro madre. Questa è la tragedia delle donne. Nessun maschio lo diventa: e questa è la tragedia degli uomini. (Oscar Wilde)

Cosa pensa mia figlia di me? Me l’ha detto: per lei sono una stronza. Però ha detto che mi vuole bene. Ma non le piaccio. Ha paura di me. La intimidisco. Dice che mi rispetta, ma non vorrebbe mai diventare come me. Insomma abbiamo un normalissimo rapporto madre-figlia… (Neil Simon – California suite)

Un salotto, due amiche trentenni che non si vedono da qualche anno, vecchi ricordi, qualche rancore sopito e paure e aspettative pensando al futuro: Margherita e Elisa si ritrovano quando la prima, senza preavviso, va a trovare la seconda a casa. A Elisa è appena nato un figlio ed è appena morto il padre, di fronte a questi due avvenimenti Margherita sente il bisogno di riavvicinarsi all’amica per confrontarsi con lei e chiederle consiglio su una decisione che deve prendere. Le chiacchiere faranno tornare in vita la vecchia amicizia, le sfumature che l’hanno caratterizzata e il rapporto difficile delle ragazze con le proprie madri; emergeranno anche ombre inaspettate, accompagnate dalle paure e dalle insicurezze nei confronti della propria maternità.

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Arriva un momento nella vita in cui una donna deve confrontarsi con l’essere madre. Che desideriamo diventarlo oppure no, a un certo punto – indicativamente a trent’anni, anche se chiaramente il sentire cambia di donna in donna e può emergere prima oppure dopo – realizziamo di trovarci in equilibrio su un filo sottile che divide in due la nostra vita: da un lato l’essere figlia e avere una madre, dall’altro l’avere un figlio ed essere madre (pur rimanendo sempre anche figlia).Che cosa accade quando siamo in equilibrio su quel filo? Come ci sentiamo? Come cambia il modo di vedere nostra madre e quello che ci ha trasmesso?

Questa storia è nata dal bisogno di confrontarci tra noi proprio su questa eredità: sui comportamenti e i modi di pensare e di agire che ogni donna eredita dalla propria madre e che possono influenzare le sue scelte e i suoi percorsi di vita.

È un’eredità sottile che inevitabilmente ogni madre trasmette al proprio figlio o alla propria figlia – essendo il primo essere altro da sé con cui il bimbo si relaziona-, è qualcosa che si percepisce e affiora, a vari livelli di consapevolezza, sia nel momento in cui ricalchiamo il modello materno, sia quando ci scontriamo con esso.

Il momento in cui una figlia si appresta a diventare madre lei stessa, o lo è appena diventata, ci è sembrato il punto di svolta significativo per indagare questa eredità e interrogarci su ciò che diamo per scontato quando pensiamo alla figura materna, su come una figlia e una madre possano guardarsi l’una l’altra come due donne alla pari, sulla possibilità di trovare un punto di riferimento in altre madri diverse dalla propria.